Corali Certosa Pavia
PRIVACY POLICY | COOKIE POLICY

Palazzo Arese Litta. Corso Magenta, 24. Milano

©2022 DIREZIONE REGIONALE MUSEI LOMBARDIA.

DEVELOPED BY VIVA!

L’ESPOSIZIONE

Immagini in canto.
I Corali della
Certosa di Pavia

Certosa di Pavia, Biblioteca Antica
4.11.2021 – 9.1.2022

IL PATRIMONIO LIBRARIO

La Biblioteca della Certosa

 
Immediatamente dopo la fondazione della Certosa di Pavia, nell’agosto 1396, i monaci iniziarono a costituire una biblioteca. I codici venivano acquistati sul mercato o trascritti dai monaci, come richiedeva la regola, mentre quelli destinati alle funzioni liturgiche furono affidati a botteghe di copisti e miniatori milanesi: oggi dispersi, recavano le armi del duca di Milano Giangaleazzo Visconti, fondatore del monastero. Il patrimonio librario crebbe velocemente nel corso dei due secoli successivi, come sappiamo da un inventario redatto tra la fine del Cinque e l’inizio del Seicento.

https://coralicertosapavia.it/app/uploads/2021/11/Mask-Group-15.jpg

LA STORIA DEI VOLUMI

I corali certosini

Tra i volumi certosini, particolarmente importante è un nucleo di tredici graduali realizzati tra la fine del XV secolo e gli anni Settanta del secolo successivo. Si tratta di grandi libri contenenti i canti che accompagnavano le messe solenni; complessivamente, la serie copre l’arco di tutto l’anno liturgico. La dimensione dei corali è dovuta all’uso collettivo a cui erano destinati: posizionati su grossi leggii nella zona del coro, servivano a guidare il canto di tutti i monaci.

 
 
Due anni dopo la soppressione dell’Ordine (1782), i manoscritti furono trasferiti nella Biblioteca di Brera, dove furono requisiti dai francesi e portati a Parigi nel 1796.

Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione ritornarono a Milano (1815), dove rimasero per poco meno di settant’anni: grazie all’intervento dello storico Carlo Magenta, nel 1883 vennero riconsegnati alla Certosa.

I CORALI 814 E 822 RESTAURATI

Sleeping Beauty

Entrambi i volumi sono stati esposti per la prima volta al pubblico nella mostra Immagini in canto (4 novembre 2021 – 9 gennaio 2022) presso la Biblioteca Antica della Certosa.

Nell’ambito del progetto Sleeping Beauty, promosso dal Ministero della Cultura allo scopo di studiare e fare conoscere le opere conservate nei depositi dei musei, la Direzione regionale Musei Lombardia ha restaurato nel 2021 il Graduale 822.
Il Graduale 814 è stato invece restaurato nel 2009 dalle monache Benedettine di Viboldone.
I due volumi contengono i canti dalla prima domenica di Avvento alla prima domenica dopo l’ottava di Epifania.

Il canto gregoriano

 
I monaci seguivano il canto gregoriano, che prevede un coro maschile e una voce solista senza accompagnamento musicale. Il nome deriva dal benedettino Gregorio Magno, papa (590-604) che, secondo la tradizione, raccolse e riordinò in un unico volume tutti i canti per la messa.

Nei corali certosini la melodia è segnalata da notazioni quadrate, i neumi, su un tetragramma, antenato del pentagramma.

ASCOLTA IL CANTO GREGORIANO

 

I MINIATORI

Gli autori delle immagini

Nei codici sono stati individuati due miniatori principali, Evangelista della Croce e Benedetto da Bergamo.

Vicario del monastero di Santa Maria Bianca di Casoretto, a Milano, Evangelista della Croce miniò i Graduali 814 e 822. Il suo talento fu apprezzato già in epoca moderna, tanto che lo storico Paolo Morigia lo definì nel 1619 miniatore diligentissimo e coloritore vaghissimo; in anni più recenti, Silvana Pettenati ha messo a fuoco il suo metodo di lavoro parlando di un garbato eclettismo.

Evangelista infatti riprende e somma diversi modelli, anche geograficamente distanti tra loro: nelle sue miniature, il riferimento ai grandi classicisti romani (Raffaello, Giulio Romano, Parmigianino) si fonde con il recupero delle xilografie di Dürer e l’evidente dipendenza dalla tradizione lombarda. Si è inoltre notata una forte affinità con la maniera tarda del veronese Girolamo dai Libri, tanto che a questi è stata attribuita la Madonna adorante il Bambino al f. 5v del Graduale 814.

 
 
 

Morto Evangelista nel 1560, i lavori furono affidati a Benedetto da Bergamo (da Concorezzo o da Corteregia), monaco vallombrosano di San Lanfranco di Pavia: il miniatore doveva interessarsi all’acquisto delle pergamene, alla scrittura e infine alla decorazione dei codici. Lavorò alternandosi tra la Certosa e Roma, dove divenne scrittore e miniatore di S. Santità papa Pio V Ghislieri, campione della Controriforma.
La conoscenza dei modelli romani più recenti e, assieme, delle più classiche stampe raffaellesche di Marcantonio Raimondi sono chiaramente legate al suo soggiorno presso la Città dei Papi.
La sua mano è stata riconosciuta nei graduali 819, 820, 821, 823 e 824, insieme ad aiuti. Lo stile di Benedetto denota apertamente la sua formazione lombarda: le cornici impreziosite da candelabre, putti e girali di foglie acantacee rispondono alla tradizione locale. A ciò va aggiunta una chiara influenza manierista, visibile nel trattamento delle figure umane, innaturalmente allungate.

 
 
 

Il pavese Guarnerio Berretta collaborò ai graduali 821, 823 e 824 negli anni Settanta del Cinquecento. La sua vicinanza a Benedetto da Bergamo ha fatto pensare a una relazione di discepolato tra i due, forse riproposta durante i soggiorni romani del vallombrosano.
In conformità con i suoi tempi, le miniature di Guarnerio mostrano un uso disinvolto dei repertori a stampa: Dürer, Marcantonio Raimondi e Cornelis Cort, oltre a una certa influenza dei pittori cremonesi Campi. Rispetto ai modelli, l’artista tende a una semplificazione degli sfondi architettonici e paesaggistici.
Le sue scelte cromatiche sono aderenti al gusto manierista: colori tenui e schiariti sono accostati a toni più accesi e vibranti.

Certosa di Pavia Corali

I CODICI MINIATI

La tecnica

I graduali sono composti da fogli di pergamena di circa 90×62 cm.
Sono arricchiti da cornici, iniziali miniate e lettere tracciate con inchiostri di diversi colori; nelle carte più sfarzose non manca l’impiego della foglia d’oro.
Seguendo la prassi medievale, l’attività di decorazione seguiva la copiatura del testo e avveniva su pagine sciolte.
Solo in fase terminale si procedeva alla rilegatura del codice che, nel caso dei manoscritti pavesi, è realizzata in legno e cuoio.

https://coralicertosapavia.it/app/uploads/2022/05/Corali-canto-autori01.jpg
Corali Certosa Pavia

Certosa di Pavia,
Biblioteca Antica
4 . 11 . 2021 – 9 . 1 . 2022

Certosa di Pavia, Biblioteca Antica
4 . 11 . 2021 – 9 . 1 . 2022

This site is registered on wpml.org as a development site.